venerdì 16 marzo 2018

Perché cercare limiti spazio temporali dell’universo se concepiamo il limite solo come frammento di discontinuità tra essenze altrimenti (per l’appunto) continue? Sarebbe come concepire un Dio che prima di creare un universo con la fisicamente inqualificabile magia di coniare materia dal nulla, abbia necessariamente auto-creato se stesso. Se andiamo oltre il concetto fisico e matematico di limite e cominciamo invece a incorporare il concetto intellettivo di infinito, depurato quindi di un necessario e nondimeno quantificabile inizio e un termine, declassiamo la ricerca necessaria del confine, nonché di un inizio, ad argomentazione futile e priva di mordente conoscitivo.

Emmanuel Menchetti.

Se non fosse per il fatto che la nascita non è una nostra scelta, nell’eterna competizione tra la parte razionale ed emotiva delle nostre valutazioni, coerentemente con la previa decisione di venire al mondo, il solo raziocinio dovrebbe misurarsi con le nostre preferenze nel corso della vita; il senso invece di ambiguità derivante da un’esistenza vissuta essa stessa come contratta tra la non scelta di nascere e il dovere di morire, tende a privilegiare uno stile di vita irrazionale ed edonista. Quest’ultimo disgrega gli equilibri del benessere derivanti dalla necessarietà di vivere come nutrirsi in modo sano, procreare impegnandosi a migliorare le condizioni ambientali per tutelare la propria progenie, ottimizzare il potere d’acquisto del proprio reddito per migliorare le condizioni di vita per se e per la propria famiglia, progettandosi un futuro che non sia peggiore del presente. L’edonista non programma, non pensa al futuro e non pensa neanche alla vita. Riflette invece spesso sulla morte, vive solo il presente ed è nostalgico del passato perché conduce all’esame filosofico sul senso o meno dell’esistenza, i soli spazi temporali che conosce, ignorando quindi il futuro sognato invece dagli impavidi ottimisti.





Emmanuel Menchetti.

sabato 27 gennaio 2018

INTERVISTA ai DEATHLESS LEGACY, in concerto stasera 27/01/18 al Wave di Misano Adriatico









1) Nel marzo scorso ho assistito di persona ad un vostro concerto e devo dire che mi sono ritrovato coinvolto in uno spettacolo teatrale esoterico davvero entusiasmante per un cinefilo amante dell'horror come me, immerso da un'atmosfera magica, in cui ogni dettaglio scenografico è stato curato con una dovizia di particolari assolutamente professionale, ragion per cui ritengo che i vostri non siano solo concerti di (ottima) musica, ma ci sia qualcosa di molto di più e allora la domanda è : quanto la componente visiva e spettacolare è importante per voi rispetto a quella prettamente musicale?

(Andrea Falaschi, drummer e addetto alle public relations della band) - 50% e 50% questo è il peso che gli diamo, dal punto di vista della preparazione dello spettacolo è così che cerchiamo di suddividere l'impegno tra costumi, performance e scenografie. c'è da menzionare il fatto che i nostri spetaccoli per cause di forza maggiore sono comunque a low budget, ed è l'ingegno e la capacità di costruirsi le cose da soli a premiarci. Dateci il 10% dei soldi dei rammstein per uno show e vi montiamo su una roba apocalittica

2) Su Encyclopaedia Metallum c'è scritto curiosamente che provenite sia da Pisa, che da Livorno.... come vivete tra di voi questa non forse facile situazione??!!!

(A. F. ) - Bella domanda il fulcro della divergenza stra Alessio (Puro Pisano d.o.c.) e Valentina (Livornese nata dal mare). Lo scontro dialettale si fa intenso soprattutto durante quel periodo di asecerbazione dei sentimenti chiamato DERBY. uahauhah! Apparte gli scherzi, quello tra pisa e livorno è un odio e amore che fa parte della loro identità, cosa sarebbero i livornesi se non potessero dire e scrivere PISA MERDA?

3) Non vorrei spaventarvi ma temo che l'aura maligna dei Death SS (io ho la sfrontatezza di nominarli ma qui a Pesaro li chiamiamo "gli innominabili" per non subire lutti) di cui eravate agli inizi un'importante cover band, stia dispiegando il suo mantello nero anche su di voi: prima mentre guardavo un vostro video sul tubo, mi è partito il computer nel senso che mi si è bloccato con schermata improvvisamente nera e non mi si muoveva nemmeno il cursore (non è nuovissimo, ha un paio d'anni ma non si è mai bloccato in questo modo, tranquilli non vi chiederò i danni ahah, ora sono riuscito a riavviarlo ma da qui mi è nata l'idea dell'intervista!!); avete allora qualche aneddoto a proposito da raccontarci? ......

(A. F. ) - Ti spiego cosa è quell'aurea maligna di cui tanto si parla, si tratta di un convoglio di spiriti ed energie oscure, che tanto ci danno forza, e tanto ci premiano e ci danno occasioni. Ma chi si affaccia a queste energie con superstizione o paura, viene spesso danneggiato. Ma chi nomina l'innominabile, col suo vero nome, con la sfrontatezza di una stella danzante, non potrà essere altro che premiato dalle forze oscure!
è come il battestimo delle fiamme, chi ha paura si brucia!


grazie e ci vediamo stasera!!!


Intervista  a cura di Emmanuel Menchetti

domenica 21 gennaio 2018

AMNESIA (racconto tratto dalla raccolta "La Mantide Agnostica")

Mi ritrovai per il sentiero che percorrevo spesso nelle mie passeggiate solitarie in campagna, quando ebbi una rinnovata percezione del tutto. Nonostante la familiarità ormai boriosa dei luoghi fin troppo spesso, per comodità di vicinanza, percorsi, sentii che qualcosa non era più banalmente già visto. Quel luogo desolato in cui immergevo i miei tragitti nel fondo dell'anima, quei percorsi a me così conosciuti tali da potersi diramare nel prolungamento delle mie stesse vene, celavano, ad un tratto pacatamente inaspettato, il contradditorio senso del dubbio. Non riuscivo bene a focalizzare sin da subito la causa di quella strana sensazione di momentanea amnesia, ma udii il silenzio dell'ignoto attorno a me, un tono afono che gettò fin da subito la mia mente nel disordine di un principio di ischemia della conoscenza. Ebbi come le vertigini pur avendo i piedi ben saldati a terra e nonostante il terreno non si lasciasse corrompere in dislivelli di percepibile intensità. Affranto e indispettito da quella visione che pur accompagnava la freschezza di una novella, nel grigiore, altrimenti informe, della piattezza quotidiana, volli riprendere il controllo della ragione ed interrogarmi sul perché dell'interruzione di quelle abitudinali certezze. La mia mente allora riprese il timone della lucidità, scacciando lo stordimento dell'amnesia e posò il fulcro delle sue questioni su un punto nello spazio. Cercai il riferimento più usuale che potessi immaginare ossia la mia stessa casa, dalla quale provenivo, per cui mi voltai a riguardare indietro il tragitto fin lì percorso. Una cosa mi parve strana. Da quel punto della lieve salita, in cui affiancavo un rudere abbandonato che ero solito vedere dalla finestra della mia camera da letto, avrei dovuto, per logica transitiva, poter rimirare la finestra della camera medesima, o quanto meno, avrei dovuto scorgere la facciata stessa della mia abitazione; e invece non vedevo nulla, o più precisamente, distinguevo alla vista, solo  un enorme albero celare il punto in cui ero certo di ricordare si trovasse la mia stessa casa. Fui allora tormentato da un'assurdità che aveva il sapore dell'atroce: se potevo vedere dalla finestra della mia stanza da notte quel rudere che ora era al mio fianco a poche centinaia di metri dalla mia abitazione, come si spiegava il fatto che, voltandomi indietro proprio dal punto che affiancava il rudere medesimo, non potessi ridistinguere rispettivamente la mia casa?! Avanzai per qualche metro superando la baracca a me tanto familiare nelle mie solitarie visioni domestiche e mi rivoltai sperando di far riapparire la mia casa dietro alla sagoma di quel grande albero, che pure ricordavo infestasse solo parte della sua facciata. Niente. Vedevo solo l'albero. Avanzai ancora, salendo il colle di qualche decina di metri. Mi rivoltai inebetito. Nulla. Avvistavo ancora solo l'albero. Ebbi il dubbio di aver sbagliato pianta e mi guardai intorno ma poi la monomania della mia percezione riposò la sua attenzione su quello che, a differenza degli altri alberi che si ergevano dai giardini delle casette adiacenti, risultava essere, per come appunto lo ricordavo, l'unico abete. Decisi di non pensare più a quella stranezza, promettendomi però, nel silenzio delle mie argomentazioni, di ricontrollare, quando avrei raggiunto casa, di riuscire a mirare il rudere dietro l'abete dalla finestra della mia camera. Continuai il mio solito tragitto anche se più solito non sembrava, quando un altro dubbio atroce mi assalì. Ero certo che mi sarei dovuto trovare innanzi al ponticello in legno che attraversava il fiume per portarmi all'altra sponda e invece, seppure udivo il fruscio delle sue acque strisciare sulle frasche, vidi di fronte a me una casa bianca. Ero sconvolto da quella visione, non potevo comprendere che ci facesse in quel punto una abitazione. Non era poi possibile che l'avessero costruita in soli tre giorni da quando ero passato proprio di lì per l'ultima volta. A quanto pareva dalle auto parcheggiate di fronte, doveva essere persino già abitata. La cosa strana inoltre, dissi a me stesso, è che se pure avessi accettato il non certo piacevole fatto di essere improvvisamente impazzito, o di aver perso la mia memoria un tempo così salda, tale da permettermi di svolgere alacremente il mestiere di contabile, comunque non si spiegava il perché un architetto e un geometra, per quanto audaci o bizzarri si potessero immaginare, avessero avuto il desiderio di costruire un'abitazione proprio nel centro di un percorso, seppure sterrato, ostruendo l'unico passaggio possibile all'altra riva del fiume, quando poi era evidente che il sentiero stesso continuasse anche dopo lo stesso, dato che potevo scorgere la sua vena salire su per il colle, dietro la casa bianca. Non potei accettare tutto questo, e certo del fatto che quell'abominio di cemento fosse abitato, mi avvicinai all'ingresso e decisi di bussare alla porta. Non aprì nessuno. Ribussai allora gridando di aprire. Ad un tratto udii dei passi di tacchi provenire dall'interno. Mi accolse una signora, mi fece entrare senza chiedermi il perché della mia intrusione, la qual cosa continuò ad apparirmi strana, anche se ormai e se fosse paradossale ammetterlo, mi ero talmente abituato alle stravaganze di quel giorno che mi sarebbe apparso invece insolito riconoscere un dettaglio in ordine o situato nello stesso posto in cui la mia memoria si sarebbe aspettata di trovarlo. Non fu la signora a chiedermi di presentarmi, nonostante che fossi io l'intruso in casa sua ma fui io a chiedere chi lei fosse perché era lei l'intrusa nella mia mente. La signora mi sorrise e, senza rispondermi, mi fece entrare. La sala d'ingresso che mi trovai innanzi era grande e molto luminosa, completamente bianca e senza quadri. Pensai che odiavo le stanze così scarsamente adorne. Vi era poi una lunga scalinata, anch'essa bianca, che, declinava poi sulla sinistra e attraversava l'abitazione in un corridoio trasversale sospeso a mezz'aria sopra la mia testa. Su questo corridoio che pareva volare nel mezzo del salone che lo accoglieva, anch'esso bianco come la scalinata, come l'intonaco esterno della casa stessa, c'era una ragazza dagli splendidi capelli corvini e un viso accogliente, solare, che mi parve però velatamente familiare. La ragazza mi stava guardando, sorridendomi complicemente, mentre appoggiava i gomiti alla ringhiera, anch'essa bianca. Mi convinsi che assomigliasse a qualche persona che conoscevo ma che non riuscivo a ricordare. Io la salutai. Poi tornai a guardare la signora che mi aveva aperto la porta e che, dedussi, dall'età apparente, potesse essere la madre della ragazza sulla scalinata. Le chiesi perché non avesse chiesto il mio nome. Lei sorrise. Chiese poi il mio nome. Per quanto la cosa fosse imbarazzante, non seppi dirglielo. Per distogliere la mia mente dall'imbarazzo, le chiesi perché mai avessero fatto costruire la loro abitazione sopra l'unico ponte che attraversava quel fiume lungo una decina di miglia del suo percorso. Lei rise. Mi disse che loro avevano da sempre abitato lì e che la casa aveva un mulino per la macinazione dall'altra parte verso il colle le cui pale erano azionate dalle acque stesse, per cui cercò di convincermi che la casa stessa fosse stata costruita ancor prima della deviazione delle acque del ruscello dal loro naturale percorso. Tentai allora di sedermi su una poltrona bianca un metro dietro a me. Chiesi alla signora se mi conoscesse. Lei acconsentì col cenno del volto. La ragazza, nel frattempo, era scesa dalla scalinata. Mi accarezzò la guancia con una sfrontatezza tale che non poteva essere di una sconosciuta. Chiesi a lei il mio nome. Me lo disse. Non potevo credere di chiamarmi in un modo che non avevo mai neanche sentito e che dopo qualche minuto avevo già dimenticato. Volli allora vedere uno specchio. La ragazza me lo indicò dietro di lei. Mi avvicinai ad esso superando la sua sagoma. Mi voltai poi nuovamente verso la mia interlocutrice che aveva osato porgermi quel riflesso di falsità. Chiesi chi fosse. Mi rispose di essere la mia promessa sposa. Asserì che la signora che mi aveva aperto la porta sarebbe stata la mia futura suocera, confermandomi almeno della supposizione che fosse sua figlia. Dissi che volevo tornare indietro verso casa mia. Mi risposero che era quella la mia casa, quella maledetta abitazione dannatamente lattescente, terribilmente candida mentre io avevo da sempre amato solo il colore nero. Nero come il colore del buio che ora rappresentava il mio passato. La più giovane delle due donne, ossia la mia promessa sposa, mi accompagnò a letto, in una stanza, ovviamente bianca, che avevo già imparato ad odiare, come il resto della casa, e mi fece stendere sulle lenzuola anch'esse candidamente marmoree del letto. La signora più anziana, mi portò, qualche minuto dopo, un tè caldo, mi accarezzò la fronte mentre la più giovane, accovacciata nelle coperte al mio fianco, con le ginocchia tirate su in un modo che tradiva la sua dimestichezza, la sua confidenza e la sua totale tranquillità al mio fianco, mi disse che non avrei più dovuto allontanarmi da casa. Le dissi che la mia casa era sparita dietro l'abete. Mi rispose che non vi erano abeti intorno. Un solo mulino giaceva fuori delle sue pareti, con pale in legno, ed era l'unica cosa che fosse in contrasto col pallore dell'intera abitazione, il quale copriva, come fosse un velo funebre, una sindone di folgorante follia, anche la carnagione di quel volto emaciato, dall'aria sconvolta e lo sguardo delirante, del misterioso uomo di mezza età che poco prima mi aveva mirato riflesso in quello specchio.

Emmanuel Menchetti.

sabato 13 gennaio 2018

RECENSIONE CINEMATOGRAFICA - "DANIKA" (2006)

(AVVISO SPOILER) Film sviluppato in modo decisamente attraente sulla vita mentale interiore di una donna, madre di famiglia iperprotettiva che, in seguito ad aver perso i figli in un incidente stradale in cui lei stessa era al volante, sconvolta in quel giorno proprio per aver appena scoperto il marito tradirla con la tata dei bambini nonché la psichiatra che la seguiva, entra in un tunnel di follia ed esaurimento senza più uscita. Il senso di colpa scompiglia talmente tanto il suo equilibrio mentale da condannarla ad un'esistenza fatta solo di visioni, incubi sospesi tra atroci premonizioni e flash-back. La triste conseguenza di tutto questo è che perde anche tutto quello che le rimane nella vita: il lavoro, il marito e si ritrova sola e abbandonata nel suo mondo immaginario fino a ritrovarsi a fare la barbona e ad immaginarsi la vita dei propri figli se fossero cresciuti con lei. Questo film è una gemma incredibile, veramente ben fatto, un surreale che ricorda lo stile Lynchiano ma con notevole suspense in più e tempi molto meno noiosamente dilatati, ma più concentrati sull'azione. I continui rimandi dall'inizio del film a quello che sarà il finale e nel corso del film a quello che è stato prima fino a mostrare che il finale sarà proprio lo stesso inizio, determinano una mancanza di continuità in cui i segreti si lasciano gradualmente svelare solo pacatamente e senza lasciare mai la certezza di comprensione assoluta, ma aprendo sempre una finestra di respiro sul fastidio del dubbio interpretativo. Un plauso a Ariel Vromen, questo (all'epoca del film, ossia il 2006) esordiente regista israeliano e alla bravissima Marisa Tomei, attrice veramente notevole che avrebbe meritato una carriera ben più acclamata. Il film è stato molto criticato ma da un ammasso di idioti che non ne hanno capito la storia.

Emmanuel Menchetti.

VOTO: 8,5

mercoledì 27 dicembre 2017

"EROTOMANIA" (nuovo racconto)

Il televisore acceso era l'unica fonte di luce nella penombra della stanza, mentre proiettava il suono tagliente della voce di Ludwig che, tra lo scalpore generale, continuava a esporre nelle trasmissioni in cui veniva invitato, la sua teoria rivoluzionaria. "Lo sperma..." diceva "...il seme umano contiene sostanze nutritive che le mie ricerche hanno confermato come essere responsabili dell'eterna giovinezza, perché rallentano il processo di disorganizzazione del reticolo dermico, provocata dal glucosio in cui il derma perde progressivamente l'elasticità, cedendo sempre più alla contrazione dei muscoli sottostanti senza riuscire irreversibilmente a ripararsi e a ritornare in posizione di riposo....." - "quindi lo sperma dovrebbe essere spalmato come una crema sul viso di noi donne?!" chiese sarcasticamente la conduttrice che lo intervistava "No..... deve essere ingerito! le sostanze benefiche devono essere filtrate dall'organismo come nutrimento, non possono rimanere in superficie altrimenti non penetrerebbero a contatto con le cellule e scivolerebbero via eliminate dalla sudorazione"; "Quindi lei sta, in un certo modo, barattando la speranza di eterna giovinezza con il completamento della pratica erotica della fellatio?" "Non necessariamente signora, questo lo deduce lei perché è maliziosa, potrebbe anche farselo versare in un bicchiere ed ingerirlo a parte o miscelarlo con un'altra bevanda in modo da trascurarne il sapore, potrebbe farlo anche in una sessione secondaria che non necessariamente si colleghi alla pratica sessuale, basta che abbia lo scrupolo di congelarlo onde evitare di disperdere le sue proprietà di conservazione della freschezza tipicamente giovanile dell'epidermide" "...Che, in sostanza, cosa farebbero?..." "Glielo ripeto, permettono la continua produzione di collagene, mantenedo l'elasticità della pelle in difesa alle contrazioni muscolari e quindi arrestando il progressivo invecchiamento delle cellule" "Parliamo quindi di miracolo del seme maschile, di scoperta sensazionale o cos'altro?" "nella scienza non si può parlare di miracoli ma la scoperta che la medicina per curare l'invecchiamento e la morte delle nostre cellule, sia da ricercare proprio nella sostanza  che dà la vita ha qualcosa quasi.....come dire.....di poetico! non trova?!" e un sorriso viscido gli si dipinse sul viso mentre con occhio fugace, curiosava nella longilinea fessura scura lasciata incustodita tra le cosce della sua interlocutrice, vestita con un abito rosso che terminava in una gonna molto corta, poco al di sotto dell'inguine, mostrando generosamente le grazie (in salsa di calza trasparente dai riflessi rosa) della giovane donna. "Questo o è un pazzo o un furbo" disse David accendendosi una sigaretta mentre Annabelle lo stringeva con le braccia attorno al collo, coricando la sua testa sul petto del compagno. "E se avesse ragione?" disse lei, "Sì per me infatti ha ragione, dovresti provare subito, io non ti voglio mica vedere invecchiare!!" "...sei uno scemo! ..." rispose lei ridendo. David cambiò poi canale per vedersi la partita di baseball, non dando molto credito a ciò che aveva appena udito. Annabelle continuò a tenere la testa china sul suo petto, in silenzio, mentre pensava tra sé a quella strana intervista  e a quel buffo scienziato di nome Ludwig. "E' solo un povero frustrato che si inventa queste boiate alla ricerca di visibilità, chi lo considererebbe altrimenti?" pensò nel silenzio dei suoi segreti pensieri "...magari dato che è anche brutto e gracile, cerca con queste sue teorie raccapriccianti di ottenere attenzioni femminili di cui non ha certo beneficiato in vita". Ad un tratto squillò il telefono. "Porca troia!" sbottò David "tesoro, per piacere, puoi andare tu?.... devono sempre disturbarmi quando c'è la partita, stasera poi giocano gli Yankees" "....va bene, va bene, vado io....". La sentì poi ridere quando alzò la cornetta e dire "sì, certo che l'ho sentito quel pazzo!" ma non ci fece molto caso, immerso com'era nella visione degli spalti gremiti di tifosi dei mitici Yankees. Era Mel, la sua amica del cuore. L'aveva chiamata per parlare di Ludwig, ovviamente. "Ma lo hai sentito quel folle....?" "Si si che l'ho sentito, dai è un ciarlatano, chi cazzo è questo Ludwig? ...  non si conosceva  prima....". David aprì la bottiglia di birra ormai divenuta calda, lo sguardo fisso sullo schermo, udiva la voce della compagna, ne scandiva e comprendeva le parole ma senza badarci, un po' come si fa nello stato di dormiveglia in cui si percepiscono suoni del mondo esterno ma senza la voglia di assecondarli, preferendo rimanere accovacciati nell'ozio delle fantasie oniriche. La telefonata fu più lunga di quello che si sarebbe aspettato, intuendo la banalità dell'argomento trattato, del resto, non si parlava d'altro che delle audaci teorie di Ludwig. David voltò, per la prima volta dall'inizio della partita, lo sguardo verso Annabelle, la vide ancora attaccata alla cornetta che parlava, ma meno rumorosamente di prima. Rivolse allora la propria attenzione nuovamente al televisore. Poi Annabelle si avvicinò, gli sbottonò i pantaloni e gli estrasse il membro. David avrebbe voluto fermarla ma lei, senza proferire parola, abbassò la testa e cominciò avidamente ad ingurgitarne la virilità e la robustezza erettile. Lo stimolò oscillando la testa velocemente, una volta intrappolato il pene nelle sue calde e umide fauci, mentre la lingua roteava sulla sua punta come spinta da una forza ugualmente provocatoria ed altrettanto abile, ma del tutto indipendente dal sincronismo degli altri movimenti, quasi fossero più menti a generarne il moto insieme, più donne ad operare nella cacofonia del peccato ludico e tutto per un solo scopo: ottenere il liquido magico di cui parlava Ludwig. La sinergia di queste efficaci pratiche, conosciute nell'immaginario dell'universo femminile, portò la mente del compagno ad uno stato semi-incosciente di piacere che esplose rapidamente in un orgasmo copioso. Perforate le labbra della porca, lo sperma così generato non si lasciò sostare nella prima cavità che l'accoglieva, ed il cui lavorìo ne aveva provocato l'uscita, ma venne immediatamente rigettato nel buio del tunnel dell'esofago, pratica che da quando erano fidanzati, Annabelle non aveva mai svolto fino a quel momento. David gettò la testa indietro appoggiandola sul cuscino (la partita ormai era dimenticata) "grazie.... Ludwig!!!!" pensò.
Nel periodo successivo, Annabelle, cambiò. Era spesso al telefono con Mel, si raccontavano le rispettive facezie e l'attività sessuale della coppia si allineò in una innumerevole continuità di rapporti orali a beneficio di David, pur a discapito della penetrazione vaginale, cosa di cui però quest'ultimo non si lamentò più del dovuto. "Cosa c'è in fondo di più squisito dell'atto in cui la donna prende nutrimento dal seme dell'uomo?" pensò senza rendere partecipe la compagna dei suoi segreti pensieri. "Anche Ludwig sostiene che la fellatio sia la massima forma di piacere per un uomo, sia a livello fisico-biologico poiché l'assenza di movimento nel corpo maschile determina una minor dispersione di sangue nell'organismo con conseguente maggiore afflusso di questo nel pene e quindi un indubbio maggior piacere, sia sotto il profilo strettamente psicologico, da cui il sesso in larga parte dipende,  poiché la donna sazia la sua sete di estetismo esclusivamente con il culmine del piacere del maschio, e lo stesso atto di prenderle la testa e accompagnarla nel movimento oscillatorio lungo l'asta, rappresenta  simbolicamente l'atto di dominazione assoluta dell'uomo in cui, con il potere della mano, afferra il cervello della donna per omaggiarlo unicamente a sé stesso, dedicandolo  all'atto che fa godere solo lui". "L'assolutismo del piacere maschile!" pensarono orgogliosamente molti uomini, "Squallida parodia del sessismo maschile contro la donna" gridarono indignate le femministe, in protesta di fronte all'ambulatorio medico di Ludwig. "Il raggiungimento della giovinezza e quindi della felicità eterna" si rassicuravano molte altre nella segretezza della loro intimità con i propri compagni, deviata dalla proliferazione naturale dedita al concepimento verso una sterile ricerca della vanità esteriore che, nell'assecondare perennemente l'uomo, creava un equilibrio di intenti, tale da affermarsi indisturbato nella dinamica sociale dei rapporti. "Atto pericoloso di cannibalismo che sposta il desiderio dei coniugi dal concepimento finale come unione indissolubile e vivente dell'unione amorosa al baratro di rapporti protesi solo al rispettivo peccato" tuonò la Chiesa. Nei mesi successivi a quel primo rapporto orale terminato nella voragine delle sue fauci, Annabelle cominciò a sentirsi strana. Si percepiva più pesante, aveva sempre maggiori difficoltà nel defecare e quando vi riusciva, aveva come la sensazione che lo svuotamento intestinale non fosse mai completo. La cosa più inquietante era un enorme bozzolo che le si stava formando nella parte bassa del ventre e che cominciava a spingere anche nella schiena, poco sopra l'altezza dell'osso sacro. "Devi farti vedere immediatamente da un dottore!" le disse David ma lei lo convinse che la cosa migliore sarebbe stata contattare lo stesso Ludwig. Anche Mel aveva manifestato gli stessi disturbi e decisero di cercare il contatto dello scienziato che aveva così radicalmente modificato la loro vita sessuale, privandole del loro stesso piacere oltre che era probabilmente lui stesso il responsabile di quei nuovi malanni. "Dovete raggiungermi nel mio studio, subito!!" aveva risposto Ludwig. Quando si trovarono nell'ambulatorio, lo scienziato le intubò entrambe in un lungo marchingegno rumoroso che ne fotografò impietosamente le interiora. "E' accaduto ciò che temevo, non siete le prime a cui è capitato!..." disse con un lungo sospiro Ludwig. La diagnosi fu drastica "Siete state fecondate!" "Che diavolo sta dicendo?" aveva gridato Mel "Come posso essere incinta se, per colpa delle sue idiozie, io e mio marito non abbiamo un rapporto completo da tempo immemore?!" "Ma voi avete avuto un rapporto completo!" aveva risposto Ludwig "...Solo che ha soddisfatto solo lui!" "si spieghi meglio dottore..." interruppe David "La dispersione degli spermatozoi ingeriti nell'apparato digerente e la loro eliminazione nell'intestino può purtroppo, anche se in rari casi, non essere completa" "Che significa che può non essere completa?" domandò David. Ludwig fece un sospiro, apparve come imbarazzato, guardò lo schermo del suo computer, poi rivolse nuovamente lo sguardo verso i suoi interlocutori, ma fissando gli occhi dell'ultimo che aveva parlato. "Significa che generalmente lo sperma eliminato, ossia quello che non viene assorbito dall'organismo, lo si evacua con l'intestino, eliminandolo con le feci ma, in rari casi, che non potevo prevedere, viene fecondato da cellule intestinali che fungono da....come dire....da ovuli, pronti per concepire una nuova vita!" "Che diavolo vuol dire, si spieghi meglio.." proruppe Mel "Sto dicendo che dalla risonanza magnetica che ho appena fatto sia a lei che alla signora ...." "...Annabelle" disse corrucciata la donna "...Risulta che un essere sta nascendo dentro di voi!!" "Non è possibile, lei sta scherzando spero bene!!" disse Mel. "Solo io posso rimuoverlo o meglio.... farlo nascere, darlo alla luce, sarà un piccolo umanoide, ma questo processo di defecazione del nascituro potrà avvenire solo con un delicato taglio cesareo che solo io posso attuare ma ormai è indispensabile!!".  Alla domanda di tutti i presenti su come ciò fosse possibile, il medico rispose "I fattori che hanno portato a questa ...." si fermò un attimo deglutendo una palla di saliva che tradiva l'imbarazzo ma grazie alla quale ebbe il tempo di trovare le parole giuste "...a questo grottesco concepimento dato da un nuovo apparato riproduttivo ancora in forma solo primitiva, quindi caratterizzato da sacchi amniotici intestinali capaci di contenere il feto solo fino al terzo o quarto mese, sono forse da addebitarsi a modifiche del nostro dna, del nostro apparato riproduttivo operato dall'intensa quantità di radiazioni a cui il nostro organismo viene pedissequamente esposto, dall'inquinamento dell'aria, dai pesticidi assunti con i cibi, specie frutta o verdura o anche diserbanti o comuni conservanti, sempre più letali, utilizzati dall'industria alimentare per la conservazione a lungo raggio dei cibi ma queste sono solo ipotesi, io mi sono occupato solo di garantire eterna giovinezza delle cellule staminali con un metodo naturale ma non potevo prevedere questo effetto collaterale!".
La società fuori nel frattempo stava cambiando, i casi diagnosticati come rari in Annabelle e Mel, in realtà si verificarono su altre decine di donne che si precipitarono nell'ambulatorio medico di Ludwig per eseguire una sorta di aborto dell'essere informe che portavano nell'intestino. Quando l'eliminazione del corpo estraneo dall'intestino non era più possibile senza esportare necessariamente anche parti vitali dell'organo che lo ospitava, come nel caso di Annabelle e Mel, forse a causa delle attese troppo lunghe, si procedeva ad un taglio cesareo solo al fine di favorire il parto del nascituro dall'ano, cosa non facile data la sua minore elasticità rispetto al cavo vaginale. Gli esseri che nascevano erano molto più piccoli, avevano la testa della forma di una piccola noce e un corpo non più lungo del palmo di una mano. Ludwig dovette poi fuggire dal suo ambulatorio e chiuderlo dai numerosi assalti dopo che un mandato di cattura internazionale ne decretò l'arresto per abuso della professione medica. La Chiesa, i giornali tuonarono per l'arresto di Ludwig visto come un criminale dell'umanità, mentre esseri deformi erano stati partoriti nel suo studio e chi non era riuscita a farsi operare dallo scienziato in tempo, era perita sotto atroci dolori, uccidendo anche l'essere intestinale che portava in "grembo". Ora bisognava nascondere Ludwig e gli esseri deformi nati col suo sistema, dalla psicosi generale. Fu un sacerdote, di nome Stuart, un amico di vecchia data di Ludwig, un suo compagno al collegio in tenera età prima che le strade dei due si separassero per direzioni diametralmente opposte, ad offrire aiuto e ospitalità a Ludwig, Annabelle, David, Mel, suo marito Steve e altre decine di coppie con i loro figli deformi nella casa colonica antistante la chiesa in cui teneva messa. Offrì loro cibo col denaro proveniente dalle offerte parrocchiali. Vide con i suoi stessi occhi la crescita degli esseri deformi fino a raggiungere la lunghezza di mezzo metro. Notò che non riuscivano ad ergersi in piedi ma strisciavano come lucertole per terra, non apprendevano il linguaggio pur circondati dall'amore incondizionato delle loro madri, e si nutrivano di qualsiasi alimento, compresa carta gettata distrattamente per terra o rifiuti di qualsiasi genere senza ammalarsi poiché, spiegò poi Ludwig, il loro sistema immunitario si era esso stesso rafforzato nascendo dalle viscere della tossicità fecale che aveva funto da vaccino a qualsiasi germe. Un giorno mentre Stuart teneva messa continuando la sua apparentemente normale vita di interprete della parola di Dio, un essere fecale sparì dal controllo dei genitori, uscendo dalla casa colonica in cui erano reclusi, entrando in chiesa, strisciando tra le sedie fino ad arrampicarsi come ragni sulle pareti della sagrestia visibile al pubblico. Il panico fu generale, alcune anziane svennero dopo essersi fatte il segno della croce, altri scapparono disordinatamente dalla chiesa camminando sulle teste di chi, nella furia dell'evasione di massa, era precipitato dalla scalinata antecedente all'edificio. Nel tentativo di svignarsela dall'arresto della polizia, Ludwig scappò nella Chiesa, abbracciò il compagno Stuart, lo ringraziò per l'esilio offerto, lo baciò sulle guance e fuggì verso l'ala destra dell'edificio onde non farsi notare nell'ingresso principale della navata centrale. Ruppe poi una vetrata gotica lanciandovi un leggio contro. Tentò poi di arrampicarsi nel muro per raggiungere il vuoto del vetro rotto ma quando arrivò alla sua altezza, un enorme vetro che era rimasto appeso dall'alto amputato dopo la sua rottura, gli scivolò come ghigliottina sul collo e gli tagliò di netto la testa.
"Il più innovativo scienziato di tutti i tempi, l'uomo che, senza ogni scrupolo, si occupò di magnificare la vanità umana dando vita a mostri di bruttezza luciferina, non figli dell'amore, ma del desiderio di eterna e immodesta ostentazione, è morto nella casa di Dio, punito per ciò che ha fatto all'umanità, il Diavolo è stato sconfitto" recitava il titolo di testa di un giornale stretto, fino ad accartocciarlo, dalla mano di David mentre con l'altra stringeva Annabelle col braccio proteso dietro le sue spalle. "Ti amo David!" disse la sua compagna mentre guardavano giocare con i rifiuti lasciati a fianco di un bidone, un essere alto mezzo metro con la testa a forma di noce e senza mani né piedi.


Emmanuel Menchetti.

sabato 18 novembre 2017

Spesso i nostri sensi non percepiscono la realtà oggettiva ma la interpretano, influenzati dall'immaginazione, e così facendo ne creano una nuova, soggettiva, e che la nostra memoria colloca su quel determinato contesto oggettivo ma che rimane invece solo una nostra creazione. Tutto ciò che è psicologico è aleatorio, e può quindi essere modificato da uno stato d'animo contrastante. Basta alterare l'umore. Cambierà la forma della visione e quindi l'oggetto della nostra osservazione.

Emmanuel Menchetti.