martedì 18 dicembre 2012

RECENSIONE CINEMATOGRAFICA: "LA CASA 4" - Fabrizio Laurenti (1988)


Non ho mai amato i sequel, le saghe, le soap opera che, come Beautiful, arrivano alla 45.000.000esima puntata trucidando i testicoli di noi poveri comuni mortali afflitti da una televisione spazzatura, nè mai ho amato i diversi capitoli monotematici di uno stesso concept. L'eccezione, che in quanto tale conferma la regola, va fatta per qualche "casa" che, di certo, sfrutta un tema di sicuro successo negli anni '80 ma che da "La casa 3" è stato affidato a registi sempre diversi e tutti italiani. Bizzarra mossa se si pensa che tutto partì da un concept che era nato da un parto tipicamente americano e pacchiano (nonchè disgustoso) di Sam Raimi. Ogni film quindi, contribuisce personalmente e in modo assolutamente indipendente, a regalarci piacevoli visioni di incubi e sofferenza e questo, inquietante quanto il precedente capitolo di Umberto Lenzi, non è certo da meno. Bello. 

VOTO: 7,5

EMMANUEL MENCHETTI

INTERVISTA A ECHOTIME e GENGIS KHAN DOPO L'INVASION TOUR 2012 in REP. CECA, POLONIA, LITUANIA, LETTONIA, ESTONIA



1) Ciao ragazzi, allora veniamo subito al tour appena concluso, stavo guardando le date che avete fatto e noto che in 8 giorni avete letteralmente “invaso” (parafrasando il nome del tour) ben 5 paesi, suonando addirittura in due posti diversi lo stesso giorno…beh dato che io la data più lontana che ho fatto è a Imola (!!!) e non ne ho mai ravvicinate nemmeno 2 nell’arco delle 2 settimane consecutive, la domanda sorge spontanea (chi era quel fenomeno televisivo italiano che esordiva con questa frase??!! ) …SIETE STANCHI???
Filippo Martignano (ECHOTIME) :  Ciao Menx, innanzitutto grazie per l'interessamento! Siamo lieti di parlare di questa fantastica esperienza.
Stanchi ma felici, posso dire senza pensarci su un attimo che è un'esperienza che ogni musicista dovrebbe fare, tutta la fatica vale sicuramente le soddisfazioni e tutto l'apprezzamento che abbiamo riscontrato da parte dei nostri nuovi fan d'oltralpe.

Maurizio Lyon Leone (GENGIS KHAN): Beh direi di si..o meglio oggi siamo ancora un po’ stanchi ma già da domani saremmo potenzialmente già pronti a ripartire di nuovo..il palco è più che mai una droga! Del resto in passato coi Nasty Tendency io e frank Leone avevamo già sperimentato una tournè di ben 26 date con gli L.A. Guns tra uk e svezia

2) Fermo restando che sicuramente è stato difficile coprire le spese e che in tutti questi spostamenti repentini avete anche incontrato un clima (immagino in questa stagione) non proprio ospitale, non pensate che l’emozione di poter portare la propria musica all’estero ripaghi moralmente più di qualsiasi sacrificio materiale?

Filippo Martignano:  come già ho accennato nella risposta precendente, ribadisco senza esitazione che: SI, decisamente ne è valsa la pena.

Maurizio Lyon Leone: Assolutamente si! Ti dico lo rifarei non una ma cento altre volte..del resto abbiamo già altri tre tour europei preventivati,anzi forse anche di più ;-) un musicista che non prova l’esperienza di suonare all’estero per varie date secondo me si perde qualcosa di importante e imperdibile..che ti arricchisce musicalmente ma anche umanamente..e poi rinsalda l’affiatamento con la propria band..e poi a noi piace viaggiare e incontrare gente

3) Come mai il 12/12 vi siete spostati in Estonia da Riga per poi tornare a Riga nuovamente il giorno dopo, non sarebbe stato meglio riposarsi almeno un giorno, togliendo la data estone e magari passeggiando per le vie di Riga?? Immagino non abbiate avuto tanto tempo per accomodarvi e vedere i posti in cui stavate suonando

Filippo Martignano:  beh abbiamo avuto qualche day off in cui abbiamo potuto rilassarci (dopo svariate ore di viaggio...anche più di 10 a volte), quindi siamo riusciti tranquillamente a coprire tutte le tratte e, considerato che la data di Tartu in Estonia è stata una delle più soddisfacenti, credo proprio che, col senno di poi, sia stato meglio così.

Maurizio Lyon Leone: Avevamo un day off e l’abbiamo trascorso a Riga di ritorno dall’estonia per cui aveva senso anche logisticamente…in ogni caso non rinunceremmo mai ad una data live solo per fare una passeggiatina turistica…il rock’n’roll prima di tutto!!

4) Ricorderete questa esperienza più come crescita artistica individuale, come episodio di vita vissuta da raccontare, come fattore di maggiore affiatamento della band o come passo obbligato che qualsiasi musicista dovrebbe fare nella vita??

Filippo Martignano:  devo proprio scegliere una risposta? credo che tutto quello che tu abbia detto sia sacrosanto...abbiamo avuto modo di valorizzarci come singoli musicisti, come band nella sua totalità e come amici. Siamo tornati a casa con il cuore gonfio di emozioni, più affiatati e coesi di prima...e sì, non solo è un'esperienza che ogni musicista dovrebbe fare, ma è un'esperienza che ogni UOMO dovrebbe fare almeno una volta nella vita. Non mi spavento a dire che, a parer mio, siamo cresciuti più in questi 10 giorni che nell'ultimo anno.

Maurizio Lyon Leone: Tutte e quante le cose da te elencate..decisamente

5) Quali differenze avete riscontrato col pubblico italiano??

Filippo Martignano:  differenze abissali. è stato allucinante suonare così lontano da casa, dove non hai nessun tipo di seguito e ritrovarsi con una folla che ti acclama e pur non conoscendo le linee nè i testi si improvvisa a CANTARE LE TUE CANZONI. Credo che la cosa che più ci ha colpito sia stato quando a Tartu (estonia) a fine concerto, il pubblico ci ha chiesto come si dicesse "thank you" in italiano...e ci siamo ritrovati davanti a decine di persone che intonavano in coro "GRAZIE ECHOTIME".
Inutile dire che in Italia tutto ciò sia fantascienza...abbiamo molto da imparare anche sotto questo punto di vista...

Maurizio Lyon Leone: Prima di tutto là nei locali le donne sono la maggioranza..non mi sembra una cosa da poco ahahha
Seriamente direi che l’approccio di quel pubblico è più istintivo e partecipe rispetto al nostro, nel senso che in tutte queste date per esempio il pubblico già dalla prima canzone era sotto il palco pur non conoscendo una nota del nostro repertorio..impensabile qui in italia purtroppo

6) Cosa vi sentite di consigliare alle band italiane che si cimentano in questo splendido ma non così diffuso genere musicale??

Filippo Martignano:  Non abbiate paura di tradurre in musica quello che avete nella testa e nel cuore. non fermatevi al panorama italiano, perchè ci sono luoghi in cui, se siete in grado di tradurre la vostra anima in musica, ci sono persone in grado di comprenderla e di apprezzarla.
Maurizio Lyon Leone: Suonare live soprattutto all’estero..più fatica forse ma decisamente maggiori soddisfazioni,specie in prospettiva futura
7) Cosa direste invece alle band italiane che, per prendere date nel nostro paese, mandano avanti solo tributi ai vari Vasco e Ligabue?? (eventualmente nel mio blog si può anche insultare e dire parolacce) e cosa direste a coloro che invece si cimentano (chi riesce) a fare da turnista mercenario spesso imbarcandosi in tour con artisti con cui farebbe personalmente a meno?? … non pensate che sporcherebbero la loro culla e che la musica deve rimanere incontaminata da scelte venali??

Maurizio Lyon Leone: Mah ormai sono stanco di ripetere sempre le stesse cose sulla situazione italiana..è così e non cambierà mai!..sono pessimista..per fortuna il mondo è grande e spostandosi un po’ e facendosi un po’ il culo on the road sono certo che qualcosa si può combinare..ma per molti musicisti fare delle rassicuranti seratine a 50 euro con qualche tribute band,vedere la gente divertirsi suonando le canzoni che NON hanno scritto loro e tornare a casina a dormire ogni notte nel proprio lettino è tutto quello che desiderano..buon per loro!

Filippo Martignano:  beh, noi sinceramente ci sentiamo parzialmente chiamati in causa avendo un passato quasi decennale ormai sotto forma di coverband ahah. Ovviamente non ci svendiamo come magari possono fare altri, ma comunque penso che il percorso della coverband sia molto fruttifero non solo dal punto di vista monetario (è anche grazie alle 60 date all'anno che facciamo che riusciamo a permetterci la produzione del disco e tutte le spese a cui dobbiamo far fronte), ma anche al punto di vista musicale...io personalmente suono da 2 anni con gli echotime (anche se sembrano 10 ahah) e aver fatto con loro più di 100 date mi ha fatto crescere molto come musicista, mi ha insegnato a stare sul palco e a far fronte a tutti gli inconveniente che possono succedere all'ultimo momento...e per questo li ringrazio molto...quindi non biasimo le coverband, non biasimo chi fa di tutto per suonare perchè ANCHE questo serve tanto ad ogni musicista...
Detto questo, non limitatevi ad essere la copia di qualcuno, tirate fuori quello che avete dentro e fatevi valere in ogni modo.
Ma soprattutto...SOSTENETEVI A VICENDA! è anche per colpa del fatto che non c'è sostegno tra le varie band che in Italia si combina qualcosa soltanto a fare le "marchette", facciamo valere il panorama musicale italiano... siamo tutti sotto la stessa barca!

Alex Kage (ECHOTIME): per me va bene tutto ciò che ha detto filo...vorrei solo aggiungere che io (personalmente alex Kage) ho cercato di approfondire la conoscenza politica e culturale di questi stati dove ancora la povertà la fa da padrona in molti casi...ma la cosa più entusiasmante è il patriottismo post regime comunista,e la voglia di continuare ad essere protagonisti sapendo che essendo all'estremità dell'europa le loro possibilità sono più limitate per ora ma che a confronto di noi mediterranei (ormai ci hanno pure superato in moltissime cose)...la coesione di ideali è fondamentale sia nella musica che nello stato in cui si vive...sentirsi dire che i parenti sono stati schiacciati sotto i carri armati dell'ex urss mi ha davvero fatto capire il xchè della loro fottuta e coinvolgente mentalità di ribellione e nazionalismo... grazie scusate l'uscita alla bono vox hahaa..ma ci tengo

Maurizio Lyon Leone: ooooh ma parla di gnokka piuttosto ahahha

Alex Kage: noooo parlo di politica al momento penso serva d più visto il mondo di merda nel quale viviamo
;-)

Maurizio Lyon Leone: eh allora parliamo di monti e berlusca ahi ahi







Un ultimo spazio per i saluti e siate gentili… perché l’intervista la posto su facebook e vi taggo pure ahaha ciao e grazie per la disponibilità!!



Filippo Martignano: Vogliamo salutare i gengis khan con cui abbiamo condiviso questo fantastico tour; i promoter che abbiamo conosciuto durante il nostro viaggio che sono stati gentilissimi e disponibilissimi, tutti coloro che ci hanno sostenuto pur non avendo idea di chi fossimo e semplicemente ascoltando la nostra musica.
Voglio dire un grossissimo GRAZIE a tutti voi che ci seguite e non smettete mai di darci la forza di continuare il nostro lungo viaggio.
Grazie infine a te menx, per l'intervista.
Ci vediamo presto ON STAGE!

Maurizio Lyon Leone: Grazie a te dello spazio e dell’attenzione…un caro saluto anche ai compagni di avventure degli ECHOTIME…presto sentirete ancora parlare dei GENGIS KHAN..l’invasione è appena iniziata…stay heavy!!


Alex Kage: grazie menx un abbraccio





lunedì 17 dicembre 2012

RECENSIONE CINEMATOGRAFICA: "WRONG TURN - IL BOSCO HA FAME" - Rob Schmidt (2003)



Un filmetto bello pieno di sangue come piace a noi cinefili feticisti dell'horror truce, gravido di violenza gratuita protratta da mostri deformi e cannibali che trucidano tutti i campeggiatori che gli capitano a tiro, anzi tutti i malcapitati che hanno anche solo la sfortuna di passare con la macchina tra i boschi oscuri e selvaggi della West Virginia. Un inno allo splatter e al piacere istintivo di uccidere in quanto tale. Divertente. Un classico film americano che, in quanto tale, terminerà con la salvezza del classicissimo e borioso (...da boring!!) eroe della domenica che riuscirà purtroppo a farla franca, preservando la sua vita ma senza definitivamente eliminare i miei simpatici mostri che così..... potranno continuare a squartare nei successivi 4 capitoli della sanguinaria saga per la gioia degli spettatori più crudeli. Un plauso particolare agli effetti speciali, ben fatti e adatti ad uno splatter moderno e attento alle esigenze di un pubblico sempre più "affamato". Un filmetto da chewingum cinema che quando perde il sapore, ossia dopo una sola visione, lo butti via! "Amazing!" direbbe un ragazzetto americano coi pop corn sulla pancia e il cervello bombardato già da migliaia di film del genere.... si proprio quelli che poi comprano le pistole in un paese merdoso che glielo permette e vanno a fare poi le stragi così per passare il tempo. 

VOTO: 7,5

Emmanuel Menchetti

sabato 15 dicembre 2012

LUCA TURILLI's RHAPSODY: "ASCENDING TO INFINITY" (2012)





Nell’agosto del 2011 il mio cuore viene spezzato da una notizia che mi lascia inorridito, profondamente deluso e sorpreso: Luca Turilli, noto compositore, polistrumentista neoclassico, Maestro eclettico ed estroso delle 6 corde nonché cinematico virtuoso votato ad essere la mente creativa e fondatrice degli storici Rhapsody (divenuti “… of fire” dopo una squallida recriminazione partita da un soggetto sconosciuto e inutile che, nonostante la ricerca di pubblicità parassitaria, tale comunque rimarrà e a cui auguro la fine più dolorosa possibile) … decide proprio di lasciarli, per non meglio precisate “divergenze artistiche”. Passato il trauma e lo stordimento iniziale che inibirono la mia mente al pensiero e alla ricerca logica delle arcane cause, paralizzandola, atrofizzandola nel dolore, nella lacerazione dell’anima immolata dall’incomprensibile, mi furono poi ben chiare le velate ragioni di questo split. In realtà, secondo il folle che vi sta scrivendo (e questa è un’opinione tutta personale per cui mi svesto, dissociandomene, della responsabilità di ciò che dico) il Maestro Turilli, mente creativa quasi totalizzante del concept Rhapsody, protratto per ben 10 dischi, ha deciso, terminata la lunga saga, di rivendicare l’importanza del suo nome creando un gruppo nuovo che lo mettesse in evidenza: un attacco di sano egocentrismo insomma che è la linfa vitale di chi nasce con un talento che in tanti purtroppo non hanno e che, in quanto tale, mi sento di perdonare. Non si spiegherebbe altrimenti questa separazione dato che la scissione di questo sacro cordone ombelicale ha dato alla luce due diverse colonne sonore portanti dello stesso genere musicale ossia un power metal sinfonico cinematico votato alla adattabilità al cinema più maestoso. A maggior ragione mi sento di perdonarlo se il risultato è questa autentica perla che ho tra le mani; un disco assolutamente eccelso, altero, solenne, imponente, bombastico, esagerato nella sua indiscutibile bellezza, nel livello di ispirazione poetica che ha intarsiato la tessitura delle composizioni, nella cura degli arrangiamenti, nell’esecuzione strumentistica così prolissa di autocompiacenza, nella abile architettura degli intermezzi ad effetto cinematico. Un disco da infarto, anticipato dall'uscita di un videoclip ufficiale esageratamente coinvolgente, che ci regala una prova decisamente entusiasmante della componente compositiva del polistrumentista triestino, artista proveniente dalla città del vento che tanto ha soffiato per liberare via dal suo cuore, dall’emisfero della sua mente fantasiosa, tutta la nobiltà d’animo della sua creatività, di quella che dona all’umanità solo grandi opere come fu per Ludwig Van Beethoven, Antonio Lucio Vivaldi, Gioacchino Rossini. Il disco comincia con la splendida intro “Quantum X” e già dall’inizio si denota una determinata voglia di discostarsi un po’ dalle sonorità tipicamente rhapsodiane, con una melodia più moderna, cibernetica, un sound più caldo e delle strutture musicali meno gotiche-occidentali per spostarsi più verso suoni e armonie esotiche e medio-orientali. La successiva title track, “Dante’s Inferno”, “Excalibur”, “Tormento e Passione”, “Dark fate of Atlantis” sono solo i titoli di un’opera che non smette di entusiasmare colpendo in tutti i suoi capitoli l’ascoltatore e trasportandolo in un viaggio senza ritorno dove l’ascoltatore medesimo diventa anche spettatore di un romanzo tradotto in cinema e saggiamente musicato da musicisti tecnicamente inarrivabili come, oltre allo stesso Maestro, chitarrista talentuoso all’opera anche con favolosi arrangiamenti tastieristici e autore del concept lirico, Alessandro Conti, a cui va un plauso particolare, per la sua voce assolutamente spettacolare e incredibilmente capace di fronteggiare con estrema sicurezza e padronanza tutto il sistema tonale su cui sono stati tarati gli strumenti musicali sino a colmare tutte le 8 ottave del pianoforte, la ineccepibile voce lirica della soprana Bridget Fogle e della dolce Sassy Bernert con cui Alessandro duetta sontuosamente, l’eccelso Dominique Lerquin, mago della sei corde e buona spalla su cui appoggiarsi per l’esecuzione tecnica dei brani nonché il virtuoso bassista Patrice Guers, già impegnato con i cugini “… of fire”. Bellissima anche “Luna”, (rivisitazione del brano del tenore italiano Alessandro Safina) brano non fuori dal coro quando si parla di Musica (non a caso con la M maiuscola) dove quindi tutte le contaminazioni ben riuscite sono possibili, liberandosi soavemente dalle limitazioni umane di genere e di stile a cui le menti umili e atrofizzate sole si sanno ispirare, per rincorrere in una sorta di ambiziosa iubris, la perfezione che esiste solo nella piena libertà creativa degli Dei che gli artisti immaginano e ai quali vogliono narcisisticamente assomigliare. L’opera si spegne gradualmente della sua luce nell’ultimo suo capitolo “Of Michael the Archangel and Lucifer’s fall”, suite finale di sedici minuti con cui il Maestro ha voluto, in rispetto alla rhapsodiana tradizione da cui invece si stava, con successo, discostando, terminare il capolavoro ma che invece non regge il paragone con quanto ascoltato sino a quel momento. Poco male perchè questo è un album da collocare indiscutibilmente nell’Olimpo della triade dei migliori dischi di power metal mai concepiti nell’intero pianeta in qualsiasi epoca…. ah dimenticavo, gli altri due provengono sempre dalla mente dello stesso autore anche se celati dal logo scolpito sulla roccia a nome “Rhapsody”. Ora correte a comprarlo, subito, pena il mio rispetto.
VOTO: 10
Emmanuel Menchetti.

martedì 11 dicembre 2012

LED ZEPPELIN: "CELEBRATION DAY" (2007)




Non è mai facile scrivere una recensione su una delle band più magiche e influenti di tutta la scena rock degli ultimi quarant'anni, specie se il sottoscritto ne è stato da sempre un grande estimatore. Si sa che se i traumi vissuti nei primi 3 anni di vita influenzano la psicologia dell'individuo, tutto ciò che invece è stato vissuto, letto o ascoltato nell'adolescenza lo si porta nel cuore per il resto dell'esistenza e si cresce con l'idea (più che giusta) che gli Zeppelin, assieme ai Beatles, Deep Purple, Jimi Hendrix e Black Sabbath siano il vero rock da cui tutto il resto proviene e al quale, quindi, bisogna necessariamente rapportarsi e confrontarsi quando ci si immerge in questo splendido genere musicale dal carattere istintivo e fortemente emotivo. Confronto impari per le band a venire ma veniamo al prodotto in questione. Sin dalle prime note liberate sul palco dell'Arena O2 di Londra, che rispolverano un quasi trentennio di silenzio riaprendo la lapide di questa autentica poesia sotterrata con la morte dell'influente batterista John Bonham, risulta chiaro che quella magia questa sera è stata ribattezzata senza mostrare quasi gli indissolubili ed ingiusti segni del tempo. La band sciorina uno dopo l'altro senza pietà ed incurante delle lacrime di commozione che, così facendo, provocano su chi li ha da sempre amati, tutti i loro brani più belli e famosi con un'esibizione convincente. Alla batteria siede il figlio del Bonzo, Jason Bonham, un batterista che dal seme del padre ha parzialmente ereditato il talento, l'energia e lo stile seppure necessariamente rimodernato ed inoltre era giusto che fosse lui a sedere dietro le pelli per portare sul palco di questa nostalgica reunion, un cordone ombelicale, un legame di sangue che lo tiene comunque legato alla famiglia dopo la morte del famigerato padre. In qualche frangente tenta di strafare seguendo le orme paterne, non riuscendo sempre nell'intento, perdendo il confronto in termini di fantasia ma facendo comunque sfoggio di una buona tecnica sui colpi singoli anche superiore a quella di chi gli ha messo le bacchette in mano alla tenerà fanciullezza (ricordate l'immagine del film "The song remains the same" del 1976??). Un plauso a Robert Plant, la cui voce, seppure aiutata dagli effetti, non ha perso, con il crudele incedere del tempo,  lo smacco, la grinta ma soprattutto il suo poetico timbro nè lui le  proprie movenze sexy sul palco. Si sa che insieme al buon vecchio Coverdale rimane sempre uno sciupafemmine e l'icona della rock star vista come status symbol dell'oggetto più desiderato nella sfera sessuale femminile devota all'arte. Jimmy Page non cambia mai, non ha migliorato la sua tecnica ma non ha modificato neanche la sua voglia di improvvisare e di modificare i brani di concerto in concerto, nel contempo ha però ampliato il suo budget facendo sfoggio di una sfilata di lussuose e fiammanti Gibson, esibendone quasi una diversa ad ogni pezzo (alla faccia di chi non se le può permettere) e John Paul Jones..... beh....lui è sempre stato IL MUSICISTA della band. Perfetto allora e perfetto ora, io nutro sempre una sorta di rispetto particolare per i polistrumentisti. Come era prevedibile l'amalgama del gruppo ha un po' risentito del tempo e degli eventi specie in "Dazed and confused" che, a parafrasare il titolo dello stesso brano, li ha colti un po' confusi ma Jason non è abituato alle stravaganze sul palco di Page e poi io, da buon integralista della musica, penso che a ognuno deve essere restituita la sua musica il che vuol dire che la musica deve essere suonata solo da chi l'ha creata ma questo nel 2007 non sarebbe stato possibile ... salvo resuscitare il cadavere di Bonzo.

VOTO: 8

Emmanuel Menchetti

domenica 9 dicembre 2012

RECENSIONE CINEMATOGRAFICA: "MISERY NON DEVE MORIRE" . Rob Reiner (1990) . tratto dal romanzo di Stephen King


Film assolutamente fantastico che tratta in modo eccelso il tema della follia, dell'ossessione morbosa, della monomania, del feticismo, dei limiti umani nel modo di amare, dell'amore umano non privo del materialismo e del desiderio egoistico di possesso e di auto-soddisfazione, lontano quindi da una forma ideale di amore perchè ancorato ai propri traumi e alla malinconia del proprio vissuto e percorso storico. Una ex infermiera, fan ossessionata da Misery, personaggio di un romanzo ad episodi del famoso scrittore Paul Sheldon, pedina quest'ultimo nelle sue periodiche incursioni in un paesino isolato e lo coglie in fin di vita salvandolo da un incidente stradale in cui scivola con l'auto in una scarpata. Lo estrae dalla macchina nella tormenta di neve, lo porta in casa e lo cura ma senza avvertire l'ospedale nè la polizia e nascondendolo di fatto dal mondo, convinta di essere stata un'eletta chiamata da Dio per salvare la vita dello scrittore, esistenza a cui lei è morbosamente unita e con la quale dovrà fondersi per l'eternità ..... visione decisamente consigliata. 



VOTO: 9,5



EMMANUEL MENCHETTI


giovedì 6 dicembre 2012

RECENSIONE CINEMATOGRAFICA: "CHRISTINE LA MACCHINA INFERNALE" - John Carpenter (1983)



E' un tipo simpatico Carpenter, da più di 30 anni si cimenta a fare film e, salvo qualche accidentale buon film, cioè fatto bene per sbaglio o per distrazione nel senso che distraendosi dal fare il solito idiota, è riuscito a fingere di fare il regista serio, ha prodotto solo ignominiosi abominii, alias cagate pazzesche, che qualche povero cretino (che si spaccia pure per intenditore) giudica come gran pellicole. Purtroppo la madre degli idioti è sempre gravida, probabilmente perchè se avesse avuto una parvenza di intelligenza, avrebbe fatto mettere il profilattico al malcapitato compagno. Io i film di Carpenter li guardo sempre con piacere e divertimento: è così rilassante vedere film comici spacciati per horror, fa più ridere chi si prende sul serio piuttosto di chi decide arbitrariamente di far ridere. Per il resto, film di un'inutilità imbarazzante.

VOTO: 1

Emmanuel Menchetti